
Stefano Munarin / Maria Chiara Tosi, Urban Excipients, 2009.
Giancarlo Dell’Antonia, Whilest I walk places shift, 2006-09.
Giorgio Bombieri,
Sinti, 2009.
martedì - sabato
15.30 - 19.30
chiuso domenica e lunedì
Ingresso libero
20 novembre - 16 gennaio 2010
50 giorni di spazio-laboratorio alla Galleria Contemporaneo.
Parlare di non-città mentre si pensa alla terraferma veneziana può suonare provocatorio, considerando che il termine è stato utilizzato di solito nella sola accezione negativa, sul calco del celebre non-lieux di Marc Augè, e della precedente, non meno nota, definizione di non-sites proposta dal land artista americano Robert Smithson.
Non-città segnala ciò che si sottrae alla forma urbis, ciò che si slabbra nella amorfia delle aree periferiche, in quella dimensione astratta dal vivere quotidiano che definisce le nuove aree commerciali e polifunzionali.
Se Venezia rappresenta la forma urbis per eccellenza, l’insediamento cresciuto sulla terraferma ha rappresentato invece il contraltare per antonomasia dello splendore del centro storico. Solo negli ultimi anni Mestre si viene emancipando dalla nomea di città-dormitorio, periferia anonima, spazio sospeso fra residualità agricole, residenzialità di massa, vocazioni industriali dall’impatto ambientale particolarmente nocivo, territorio gravato dall’attraversamento di grandi infrastrutture viarie. Solo negli ultimi anni sembra essersi attivato un processo virtuoso, lungi dall’essere compiuto, fatto a tutt’oggi di cantieri aperti, progetti di riqualificazione e nuove configurazioni funzionali.
Un processo nel quale le aspirazioni ad una completa autonomia politica e amministrativa che hanno contraddistinto diverse tornate referendarie per la separazione da Venezia, sembrano essersi sublimate nella ricerca di nuovi simboli identitari in grado di dar conto, in maniera meno traumatica, di una ritrovata vocazione urbana. Proprio considerando questa valenza di processo aperto, la stessa definizione di non-città forse non è più da intendere solo come l’emblematica condizione negativa, residuo persistente di un passato che sembra non voler passare. Se la non-città fosse da considerare anche per la sua valenza positiva di città che sale?
Un organismo estremamente complesso, che si aggiorna certo riconfigurando l’hardware architettonico-urbanistico, ma anche riflettendo sulle città non realizzate che si sono intraviste nel passato e che potrebbero riaffiorare nel futuro. Una città a venire che inizia ad aggiornarsi anche grazie all’upgrade attivato dalla necessità di considerare gli apporti di persone, usi, costumi, culture provenienti da altre latitudini.
Urban Display si configura come una mostra dedicata alla non-città come organismo in divenire; una mostra che potrà anche mutare di aspetto nel periodo previsto della sua apertura al pubblico per accogliere contributi ed idee; uno spazio-laboratorio per dar conto di ciò che oscilla fra amorfia e forma urbana possibile; per rilevare quali siano i cambiamenti in atto nella composizione sociale; per osservare le tracce delle città possibili che non hanno trovato compiutezza, o le potenzialità di nuove visioni urbane contenute nelle aree indefinite. Architetti, urbanisti, fotografi, storici, sociologici, artisti, operatori culturali sono stati inviati a partecipare a questo progetto corale di rilevamento e descrizione dello spazio urbano; una piattaforma in divenire per incontri, riflessioni, confronti, nuove reti di relazioni che si inaugurerà il 20 novembre e proseguirà fino al 9 gennaio 2010.
La pubblicazione prevista raccoglierà gli apporti, i contributi, i materiali che verranno proposti durante l’intero periodo espositivo, così da costituire a sua volta, non solo la documentazione e la registrazione di quanto sarà avvenuto, ma anche un autonomo strumento di ulteriore riflessione.
Riccardo Caldura
Piazzetta Mons. Olivotti 2 (via Piave)
30171, Mestre-Venezia
tel. +39 041952010, info@galleriacontemporaneo.it