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Meta Grgurevic, Girl with a tail, 2007, dim. variabili.
Nebojsa Despotovic, Morning, 2008, olio su tela, 180x200 cm.
Cristina Treppo, In castigo, 2008, sedie 57x55x87 cm.
Neil Barbisan, Senza titolo, 2008, disegno digitale, dimensioni variabili.
Vania Comoretti, Anima, 2005 acquerello, china e pastello su carta, dittico 42x48 cm.
25 ottobre - 7 dicembre 2008
Inaugurazione:
sabato 25 ottobre, ore 18.00
Cristina Alaimo, Neil Barbisan, Alessio Bogani, Federica Bortolotti, Andrea Cazzolato, Cora Chiavedale, Vania Comoretti, Valeria Cozzarini, Nebojsa Despotovic, Paolo Dolzan, Chiara Gasparini, Goran Gogic, Meta Grgurevic, Gabriele Grones, Irene Hopfgartner, Kostantinos Karakostas, Laure Keyrouz, Andrea Kvas, Nereo Marulli, Federica Pellizzari, Miriam Pertegato, Elisa Rossi, Kecy Royce Salangad, Mattia Serra, Chiara Sorgato, Cristina Treppo, Lisa Vuerich.
Il titolo dell’esposizione alla Galleria Contemporaneo è tratto dalla traduzione italiana delle Hauspostille di Bertolt Brecht: “Libro di devozioni domestiche” (1967). Si tratta del primo libro di poesie editato dall’autore tedesco nel 1927 e riprende volutamente l’andamento di un “breviario o manuale di pietà” la cui lettura scandisce il ritmo della giornata. Una “litania del respiro”, per ricordare una delle liriche più celebri del volume, che rappresenta l’attenzione rivolta agli aspetti meno evidenti della quotidianità; attenzione venata dalla considerazione verso l’altro e le cose, verso il proprio fare.
Dallo spunto offerto da Brecht è nata l’idea di una esposizione contemporanea basata sui lavori di una nuova generazione di artisti, italiani ed europei, che sta percorrendo ora quel crinale delicatissimo fra una condizione laica della esistenza e il ‘sentire’ come non del solo filo di questo mondo sia composta la trama dell’esistenza stessa. Un’esposizione che sonda l’attitudine di chi si accinge a dipingere, ad incidere, a disegnare, fatta di una delicata ritualità, consapevole che non è solo la valentia acquisita negli anni di studio ad assicurare la riuscita di quell’incontro con il “non so che” al quale è aperta la dimensione artistica.
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